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È in grado la SELFIE GENERATION di riconoscere le proprie emozioni e saperle gestire?
Certamente sembra facile, ma in realtà non è proprio così… questo è quanto emerso dai ragazzi di 1S della SFP dei Servizi per l’Impresa dell’ENAC Veneto di Treviso (Ist. Canossiano) in seguito ad una attività proposta dalle due docenti Alessandra Vian e Valentina Scomparin. Questa esperienza speciale rientra all’interno di un workshop promosso da ENGIM Veneto che mira a far capire l’importanza delle SOFT SKILLS nella formazione dei ragazzi e quanto queste debbano entrare in modo preponderante nella didattica odierna.
Con metodologie innovative gli studenti possono acquisire le competenze legate all’intelligenza emotiva e allenarle ogni giorno in classe, in famiglia e in contesti extra-scolastici.
In particolare, gli allievi della 1S sono stati chiamati a svolgere un test emotivo e a identificarsi nel Mood Meter, il diagramma delle emozioni che evidenzia la percezione del momento rispetto alla loro energia e piacevolezza. I profili emersi sono stati vari, ma veritieri: irascibili, entusiasti, stressati, speranzosi, allegri, nervosi o con bassa autostima. I ragazzi hanno potuto così usufruire di un ampio ventaglio di vocaboli nuovi che hanno permesso loro di dare un nome ad un sentimento. Questo è il primo step per poterlo riconoscere quando si presenta, accettandolo e dando un significato preciso a quello che si sta vivendo (nominare per dominare).
L’intelligenza emotiva, cioè l’abilità di percepire le emozioni e accedervi, non è meno importante delle altre intelligenze ma spesso viene sottovalutata e non riconosciuta come supporto del pensiero e scintilla che scatena la forza interiore di ognuno aiutando la realizzazione personale.
La nostra scuola, da sempre attenta all’allievo in quanto individuo e al passo con le richieste della didattica del futuro, ritiene sia importante investire su questi temi riservando appuntamenti periodici agli studenti che avranno la possibilità di migliorare l’autoconsapevolezza attraverso l’autoanalisi e il confronto.

Il 25 aprile si è festeggiato il settantaseiesimo Anniversario della Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazi-fascista le cui celebrazioni, per il secondo anno di fila, si sono svolte in un clima di chiusure e limitazioni legate alla pandemia tuttora in corso.
Come ogni anno il 25 aprile ci ricorda lo sforzo compiuto da migliaia di italiani che, spesso perdendo la loro vita, hanno lottato affinché noi tutti potessimo vivere in un paese più libero e democratico.

Stimolati dal video “Perché ancora il 25 aprile?” dello storico Alessandro Barbero, gli alunni delle classi 1^D, 2^D e 3^G della SFP ENAC Veneto dell’Istituto Canossiano di Treviso hanno riflettuto su cosa potessero significare nel 1945 la parola “libertà” e l’espressione “essere liberi”, interrogandosi sul significato odierno della parola “libertà”, su cosa voglia dire oggi “essere liberi” e sulle zavorre da cui il mondo contemporaneo dovrebbe liberarsi.

Di seguito alcune considerazioni unite insieme.

“La libertà è un valore molto importante: l’ho capito specialmente dall’anno scorso quando è iniziato il periodo di pandemia e mi sono sentito privato della mia libertà di adolescente.
Libertà vuol dire potersi esprimere come si vuole, senza essere giudicati: potersi vestire senza aver paura di ricevere qualche commento sgradevole da parte di qualche uomo, essere liberi di amare chi si vuole senza dover nascondersi, camminare mano nella mano con il proprio fidanzato o fidanzata senza aver paura di ricevere qualche minaccia.
Essere liberi significa potersi mostrare così come si è, essere sé stessi senza sembrare diverso o sbagliato.
Essere liberi vuol essere orgogliosi del proprio successo.
La libertà è scegliere da che parte stare, chi essere.
Libertà significa rispettare i diritti umani di qualsiasi persona.
La libertà è essere felice.
Se dovessi davvero elencare da cosa il mondo d’oggi dovrebbe liberarsi potrei andare avanti a scrivere un libro.
Il mondo d’oggi dovrebbe essere liberato dalle persone che vogliono solo il proprio bene.
Dovrebbe liberarsi da quelle persone che, pensando che non valgano niente, violentano e uccidono le donne ogni giorno, da quegli incivili che inquinano la terraferma ma soprattutto il mare.
Dovrebbe liberarsi da tutte le etichette che vengono inventate ogni giorno: dai pregiudizi, dalle classi sociali, dagli insulti senza senso, dalle troppe sicurezze che l'essere umano si dà autoconvincendosi di essere superiore ad un altro in base, magari, ai soldi, alle amicizie. Per gli adolescenti il problema è solo il come ti vesti, se fai tiktok, se hai tanti follower su Instagram o che scuola superiore hai scelto: sei fai un liceo scientifico allora hai voglia di studiare, se fai il classico sei il solito figlio di papà, se fai l’artistico sei un “drogato”, se fai l’alberghiero cucini e basta, se fai l’ITIS sei un criminale, se fai un professionale non hai voglia di fare nulla; da tutte queste etichette il mondo dovrebbe liberarsi!
Il mondo dovrebbe liberarsi dall'ignoranza di quelle persone che aggrediscono le altre perché non hanno lo stesso orientamento sessuale o perché non hanno la stessa religione.
Il mondo dovrebbe liberarsi dal bigottismo e dalle guerre.
Il mondo d’oggi dovrebbe liberarsi dalla maleducazione: non sopporto quelle persone che si comportano come se non esistessero altre persone al di fuori di loro.
Dobbiamo liberarci dalle voci e dalle opinioni altrui ma anche dalle idee spesso eccessive che ci frullano in testa e che ci fanno preoccupare.
Il mondo d’oggi dovrebbe liberarsi dalla superficialità perché non porta a nulla, solo ad un pensiero limitato e malato”.

Il 25 Marzo, data che gli studiosi individuano come inizio del viaggio ultraterreno di Dante nella Divina Commedia, si celebra il Dantedì, la giornata dedicata a Dante Alighieri, recentemente istituita dal Governo italiano.

Quest’anno il festeggiamento coincide con il settecentesimo anniversario della morte di Dante che nacque a Firenze tra maggio e giugno del 1265 e morì in esilio a Ravenna, la notte tra il 13 e il 14 settembre 1321.

Il sommo Poeta è il simbolo della cultura e della lingua italiana e ricordarlo insieme sarà un modo per unire ancora di più il Paese in questo momento difficile, condividendo versi dal fascino senza tempo. 

Gli studenti della classe 3^D della Scuola di Formazione Professionale ENAC Veneto (sede “Istituto Canossiano Madonna del Grappa” di Treviso) hanno immaginato che, forse per colpa di tanto clamore e magia legati all’evento, il sommo poeta, Dante Alighieri, fosse ricapitato in carne e ossa tra noi, curioso come non mai di conoscere il nostro mondo e di farsi conoscere agli studenti.

Il fortunato studente, selezionato per intervistarlo, è stato Matteo Gaudioso.

Di seguito gli esiti spassosi e interessanti di questa finzione letteraria.

M: Buongiorno Sig. Durante; mi presento: sono Matteo Gaudioso e sono stato inviato dalla mia classe, la III D della Scuola di Formazione Professionale ENAC Veneto (sede “Istituto Canossiano Madonna del Grappa” di Treviso) per intervistarla in occasione della celebrazione dei 700 anni dalla sua morte, il prossimo 25 marzo. Come prima cosa ci tengo a ringraziarla per la sua squisita disponibilità. 

D: Buongiorno a Lei, giovin signore, e grazie per l'invito; intanto può chiamarmi Dante anche perché Durante non mi ci chiamavano neanche il mi babbo e la mi mamma. Mi tolga una curiosità: cos’è quel cencio colorato che le copre il grugno ed il naso? Un curioso vezzo? Una moda? Ne ho visti tanti come lei così abbigliati e sono curioso. 

M: Sommo Dante; forse non è stato informato che il mondo, da circa un anno, è flagellato da un tremendo virus che ha ucciso molte persone e continua ad uccidere e che ha modificato le nostre abitudini e le nostre vite. Il cencio, come l'ha chiamato lei, si chiama mascherina e serve per proteggersi da questo infido virus. 

D: Accidenti!!! In effetti per prepararmi a questa intervista gli organizzatori mi hanno messo a disposizione una scatola luminosa e parlante, televisione mi hanno detto che si chiama: sentivo parlare di corona-virusma ingenuamente pensavo che fosse un problema che riguardasse solo i nobili, quelli il cui capo è appunto cinto da una corona di varie forme e grandezza. Evidentemente mi sbagliavo... 

M: L'umanità ne sta uscendo a fatica; la scienza è riuscita a trovare un vaccino per debellare questa piaga e dall'inizio di quest'anno è iniziata la vaccinazione della gente in tutto il mondo, nella speranza che tutti, ricchi e poveri, possano ricevere il vaccino. 

D: Ai miei tempi accadde qualcosa di simile con la peste nera che fece milioni di morti in Europa, ma io già non c'ero più perché ero morto una ventina di anni prima. Tra le altre cose furono in molti a dire che la causa della mia morte potrebbe essere stata la malaria, una malattia che viene trasmessa attraverso il pizzico di una zanzara che mi avrebbe morso proprio in occasione di un viaggio dalle sue parti, a Venezia per la precisione. 

M: Pensa un po', questa cosa proprio non la sapevo. Oggi, almeno nella parte di mondo civilizzato, peste e malaria non ci sono più, ma in compenso ci sono state diverse pandemie causate da virus terribili che ancora la scienza non è riuscita a sconfiggere. 

D: Sempre dalla televisione ho saputo che avete avuto anche altri problemi sparsi per il mondo che i miei tempi non hanno conosciuto: guerre mondiali, gente che uccide altra gente per motivi religiosi o di razza, persone che approfittano della loro posizione per rubare ed affamare i più bisognosi... 

M: Beh, se mi permette Signor Dante anche ai suoi tempi guerre per motivi politico-religiosi si sono combattute; proprio a Firenze chi sosteneva l'Imperatore, i ghibellini, e chi sosteneva il Papa, i Guelfi, si sono scontrati! Anche lei, membro del partito dei Guelfi, ne subì le conseguenze; con l’accusa di corruzione e furto di pubblico denaro venne condannato al rogo e fu costretto a lasciare per sempre Firenze dove non è tornato neanche dopo morto, visto che le sue spoglie sono sepolte a Ravenna. 

D: Mio giovin signore! Sarebbe un discorso che porterebbe via troppo tempo; sarebbe anche poco interessante e mi farebbe rivivere momenti molto dolorosi che vorrei evitare; solo la morte prematura della mia povera Beatrice mi ha fatto soffrire di più. 

M: Rispetto la sua volontà e mi scuso per averle fatto riaffiorare ricordi dolorosi. Sono troppo curioso però; mi concede un'ultima domanda personale? 

D: Concessa. 

M: Ma perché lei e Beatrice non vi siete sposati? 

D: Giovinotto! Le rispondo solo per l'innocenza e l'ingenuità della sua domanda. Deve sapere che ai miei tempi i matrimoni erano combinati dalle famiglie quando i futuri sposi erano dei bimbetti ed erano basati su presupposti che erano tutto fuori che sentimentali; dominavano motivi economici e politici e la volontà dei coniugi non contava nulla. Fu così anche per me; mi sono sposato a trent’anni con Gemma Donati, ma il matrimonio fu deciso 18 anni prima dal mi babbo e dal mi suocero Manetto, che anni dopo divenne mio avversario politico. Bice (vedi Beatrice) ha avuto la stessa sorte e fu promessa ad un altro; tutto qua, non c'è nient'altro da sapere. 

M: Grazie per la sincerità, signor Dante. Lei è considerato il padre della lingua italiana ed ha lasciato all'umanità un'opera immortale come la Divina Commedia, che praticamente ha scritto quasi esclusivamente in esilio dalla sua Firenze, da cui era fuggito per motivi politici. Mi chiedo come sia riuscito a comporre un'opera così grande ed impegnativa in un momento della sua vita personale così tormentata; Beatrice non era morta da tanto, era lontano dalla sua amata Firenze, eppure ha mantenuto la lucidità necessaria per comporre un capolavoro di tale portata ed importanza. Quale è stato il suo segreto? 

D: Concentrarmi sull'opera ha rappresentato la mia salvezza: effettivamente stavo attraversando un periodo difficilissimo, mi ero ritrovato "in una selva oscura" e scrivere un’opera così complessa e articolata mi è servito per ritrovare il mio equilibrio e riprendere il mio cammino. Pensi che il mio straordinario poema allegorico conta 100 canti in terzine, divisi in tre cantiche: Inferno, Purgatorio e Paradiso per un totale di 14 233 versi!

M: Caspita! Oltre all'immenso valore artistico dell'opera, quale è stato il messaggio che ha voluto lasciare alle future generazioni? 

D: Più che un messaggio una speranza; quella di lasciare uno strumento che potesse offrire ai lettori la stessa opportunità offerta all'autore ossia quello di ritrovare l'orientamento in un momento difficile della propria vita attraverso un percorso dall'inferno al paradiso passando per il purgatorio. 

M: Siamo giunti al termine di questa intervista; la ringrazio ancora per la disponibilità e per l'onore che mi ha concesso. 

D: Ringrazio lei per l'invito e buona fortuna. 

Di seguito, scaricabili, le locandine del Dantedì realizzate da Mirko Bragato e Angelo Meneghetti della classe 3 Operatore Grafico della Scuola di Formazione Professionale ENAC Veneto (sede “Istituto Canossiano Madonna del Grappa” di Treviso).

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Al via la sperimentazione dei percorsi di intelligenza emotiva a scuola 

La nostra scuola ha aderito alla sperimentazione proposta da F.i.c.i.a.p. Veneto, partecipando con due docenti referenti: la prof.ssa Alessandra Vian e la prof.ssa Valentina Scomparin.
Introdurre il tema delle Soft-skill significa andare a trattare l'insieme delle abilità personali coinvolte in tutte le situazioni in cui gli studenti sono coinvolti. 

Le competenze trasversali agevolano l’apprendimento, le modalità di comportamento e la capacità di riflettere, vengono quindi attivate da ogni persona posta di fronte a un compito oppure a un ruolo. 

Per questo motivo, sempre più aziende preferiscono assumere professionisti competenti anche sotto il profilo delle Soft-skill. 

La sperimentazione è iniziata strutturando percorsi di certificazione con Six Seconds Italia, il network internazionale che supporta le persone nello sviluppo delle competenze socio-emotive attraverso un metodo scientifico.

«Social o non social? Questo è il dilemma». Un moderno Amleto potrebbe partire, oggi, da questo dubbio “esistenziale”. È indubbio che il mondo dei social network costituisca una grande occasione di dibattito: rischi e potenzialità di Instagram, TikTok, Facebook & co. sono sotto gli occhi di tutti, basta seguire le notizie più recenti. Non tutti coloro che si presentano come influencer e creatori di sfide, infatti, portano con sé messaggi positivi da seguire.

Durante le ore di religione, gli studenti delle classi seconde della SFP hanno compiuto un esercizio di immedesimazione, proprio riguardo al mondo dei social. Cosa avrebbe pubblicato, al giorno d’oggi, nel suo profilo Instagram, l’uomo delle relazioni “per eccellenza”, ossia Gesù di Nazaret? Come avrebbe commentato alcuni suoi incontri, quale foto avrebbe scelto, quanti e quali #hashtag avrebbe utilizzato per rendere virali i suoi post?

Guidati da tre incontri significativi del Nazareno (con la donna adultera, con la vedova al tempio, con un malato in sinagoga), gli studenti si sono lasciati interrogare sul senso di questi racconti, si sono lasciati provocare dalle parole e dai gesti di Gesù e, grazie alle proprie competenze con i programmi di grafica, hanno realizzato tre “post” da pubblicare su Instagram, come Gesù stesso avrebbe fatto.

Il risultato è stato davvero molto interessante. Gesù, in fondo, si è rivelato essere il primo – e il migliore – influencer di sempre (con buona pace di Chiara Ferragni).

[di seguito alcune realizzazioni degli studenti da scaricare]

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